WriteToDrive

Auto e Moto, volevo guidare…ho incominciato a scrivere.

La Colonia di Rovegno

Dopo aver visto la prima Colonia, le altre mi hanno incuriosito, mi hanno chiamato.

La Colonia di Rovegno è l’ultima tra quelle viste.

Sono circa sessanta, i chilometri che separano la colonia da Genova per un tragitto dalla durata di circa un’ora e mezza.

Percorrendo la strada SS45, oltrepasso i Paesi, Torriglia, Montebruno e giunto a Loco, poco dopo al ponte sul fiume, prendo la strada a destra in direzione Casanova.

Curve e natura per alcuni chilometri quando sulla sinistra, come un fantasma, appare tra la vegetazione.

Sospeso nel tempo

Come sempre mi accade quando visito luoghi del tempo passato, un passo dopo l’altro mi sembra di entrare in un’altra dimensione e anche in questo caso, ogni passo, piccolo e lento, è sospensione.

La vista cerca di ricreare il contesto riportandolo ai tempi passati, a come era nelle fotografie di quei tempi.

L’udito cerca di ascoltare gli echi di quelle giornate, quelle gioiose, delle attività all’aperto dei bambini e quelle drammatiche dove gli occhi si chiudono davanti alle atrocità.

Mi guardo attorno, con timore mi avvicino all’ingresso.

Primo scalino, poi il secondo e penso a quanti passi, quante persone, quanti stati d’animo quegli scalini hanno sorretto.

Le origini: un progetto del periodo fascista

Camillo Nardi Greco vedendo la sua realizzazione tra il 1933 e il 1934, progettista, al quale si devono nello stesso periodo a Savignone, le colonie Renesso e Monte Maggio, nonché a Chiavari, la Colonia Fara.

La struttura aveva una funzione ben precisa: offrire soggiorni in ambienti salubri, lontani dalle città, ma anche trasmettere valori educativi e ideologici tipici dell’epoca.

Qui i bambini trascorrevano settimane tra attività all’aperto, disciplina e vita comunitaria.

Situata a circa 950 metri di altitudine, la Colonia, al di là di ogni ideologia rappresenta un importante pezzo di storia italiana.

Immersa nella natura, lontana da centri abitati e circondata da boschi, copre un’area di 1800 mq.

Si sviluppa su due piani oltre al piano terra e il seminterrato, circa 500 i posti letto disponibili.

Il pinnacolo della torre dell’orologio mostra l’emblema di Stato: tre fasci e l’anno di costruzione “A XII”

La Colonia degli orrori

Tra marzo e aprile del 1945, secondo quanto riportato da diverse fonti, la struttura utilizzata nel frattempo come prigione per militari tedeschi e appartenenti alle forze armate della RSI e membri delle milizie paramilitari Brigate nere, fu protagonista di giorni oscuri.

Giustiziati e sepolti in fosse comuni nei boschi limitrofi. 

L’abbandono e il fascino del decadimento

Come spesso accade per strutture di questo tipo, con il tempo la colonia è stata progressivamente dismessa.

Da decenni, l’edificio è stato abbandonato, lasciando spazio al lento avanzare della natura.

Sospesa in un tempo che sembra essersi fermato, le facciate consumate, le finestre vuote e gli spazi interni ormai in rovina raccontano una storia fatta di trasformazioni e silenzi.