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Auto e Moto, volevo guidare…ho incominciato a scrivere.

La Colonia Devoto

Ho aspettato una giornata di bel tempo per decidermi e ho fatto bene!

365 finestre rosse la Colonia Devoto, una nebbia da non vedersi attorno, il freddo pungente e un suolo scivoloso, mi avrebbe sicuramente spaventato, riportandomi dopo pochi passi alle paure che ho sempre avuto nel solo iniziare a guardare i primi minuti di un film horror.

La Colonia Devoto sul Monte Zatta: un luogo sospeso tra natura, memoria e silenzio

Situata tra i boschi fitti dell’Appennino ligure, dove i sentieri si intrecciano tra faggi secolari e panorami che si aprono all’improvviso sul mare lontano, la Colonia racconta una storia silenziosa.

Certamente non compare tra le mete turistiche più note, ma lascia un segno profondo in chi decide di raggiungerlo.

L’occasione è sempre quella del giro in moto, del turismo, dell’ascolto del silenzio, beato silenzio!

Per raggiungere il Passo del Bocco, bisogna percorrere da Genova circa 70 Km per un tempo di percorrenza medio di 1 ora e mezza.

Ma ne vale la pena, uscita autostradale di Chiavari, direzione Carasco, Borgonovo Ligure, alla strettoia subito a destra in direzione Parma, Spezia, Passo del Bocco.

Da questo punto, saranno 15 i Km che vi divideranno dal passo.

Giunti al passo, poco più avanti sulla destra vi apparirà una strada sterrata, è lei, prendetela e giungerete dopo alcuni minuti a un cancello.

Si prosegue, qualche minuto ed ecco apparire dietro la curva.

situata sul Monte Zatta, nel territorio del comune di Mezzanego, nell’entroterra ligure non è solo una meta anche escursionistica è un simbolo di un’epoca, un frammento di memoria sospeso nel tempo.

Un’escursione che è anche un viaggio nella memoria

Il Monte Zatta, con i suoi crinali morbidi e boschi fitti, è uno dei rilievi più suggestivi dell’Appennino ligure. Qui la natura domina incontrastata, e ogni passo lungo il sentiero sembra accompagnare il visitatore verso qualcosa di più profondo.

Il cammino si sviluppa tra alberi alti e radici che attraversano il terreno come vene vive. Il profumo del bosco cambia con le stagioni: umido e intenso in autunno, fresco e leggero in primavera.

La Colonia Devoto emerge dal verde come una presenza silenziosa immersa in un contesto naturale straordinario.

Da qui, nelle giornate limpide, lo sguardo può spaziare su una porzione ampia dell’Appennino ligure

La storia della Colonia Devoto: quando la montagna era luogo di cura

La Colonia Devoto, costruzione dell’Anno Domini 1932, vide la sua realizzazione grazie alle volontà filantropiche di Antonio Devoto, Lavagnino unite alla determinata volontà della moglie,

L’enorme complesso di circa 22.000 mq ha 365 finestre, una per ogni giorno dell’anno, adibito in origine all’accoglienza di bambini poveri, nel dopoguerra ebbe diversi utilizzi.

La struttura, oggi segnata dal tempo, conserva ancora un’impostazione solida. I muri raccontano un’architettura funzionale, pensata per accogliere gruppi numerosi e garantire spazi comuni.

Noto ancora oggi come “Il collegio dello Zatta”, si colloca in un periodo storico in cui la montagna era considerata un luogo terapeutico.

Le colonie montane erano strutture pensate per ospitare bambini, spesso provenienti da contesti urbani, per permettere loro di trascorrere periodi a contatto con aria pura e natura incontaminata.

Il fascino dei luoghi abbandonati

C’è qualcosa di profondamente affascinante nei luoghi abbandonati, non per il loro stato di degrado, ma per ciò che rappresentano.

La Colonia Devoto come altre Colonie che avuto modi di visitare è uno di quei luoghi che invitano alla riflessione.

Non solo struttura dimenticata ma testimonianza concreta di un modello sociale che oggi distante, appare quasi irreale.

Cammino attorno a lei, la guardo da diverse prospettive e non posso fare a meno di cercare ad immaginarmi come in questo luogo oggi così silenzioso, malinconico, un tempo fosse attraversato da schiamazzi, bambini che giocavano, rigore e educazione di quei tempi, unita perché no, alla solitudine di alcuni o di molti.

Non entro, sto all’esterno, immagino coltivazioni, scruto un vano quasi certamente lavanderia, vedo una cucina, il mio sguarda segue i vari piani e quelle incredibili 365 finestre rosse come i giorni di un anno, incredibile!

Tra un passo e l’altro l’unico rumore è quello dei rami che si rompono sotto i miei passi, il bosco sembra ascoltarli.

Decido quindi che la visita è terminata, mi accingo verso la strada principale, niente, devo guardarla ancora, così mentre cammino ogni tanto mi giro e lei si allontana, non vi è un filo di vento da quando sono arrivato, tutto è immobile ma in un attimo, sulla mia destra, un mulinello d’aria muove velocemente le foglie che ruotano vorticosamente sollevandosi, mi avrà salutato?

Luoghi come la Colonia Devoto non sono solo destinazioni.
Sono memoria, silenzio e identità.