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Auto e Moto, volevo guidare…ho incominciato a scrivere.

Colonia di Monte Maggio e di Renesso

Ho sempre sentito parlare di queste due colonie nel comune di Savignone, eppure, mai ci sono andato.

Quanti luoghi, piccoli borghi, località vicino a noi che rimangono spesso inesplorati!

Gita in moto? Si Parte.

Il Comune di Savignone dista da Genova circa 40 Km, con un tempo di percorrenza di un’ora.

Potete scegliere di percorrere l’autostrada uscendo a Busalla, oppure di districarvi tra le diverse strade provinciali interne.

Decido di percorrere la strada Doria Creto che ogni volta mi affascina per la sua storia motociclistica, ricca di imprese e coraggio dei tempi che furono e poi, perché rinunciare alla vista che ti regala su Genova.

Savignone, comune italiano di circa 3000 abitanti della città metropolitana di Genova in Liguria è situato nell’alta valle Scrivia e fa parte del Parco naturale regionale dell’Antola.

Lo attraverso, proseguo per la località indicata di Renesso, proseguo oltre una Cappelletta sulla mia destra dove il panorama si apre incontrastato.

Vedo da tempo la colonia, più in alto sulla mia sinistra, durante il viaggio appare e poi scompare dalla mai visuale, tra le curve si nasconde sfruttando il dislivello.

Proseguo guidando ancora per alcune centinaia di metri fino a imboccare una strada sulla mia sinistra che dopo pochi minuti mi fa giungere a destinazione.

Mi fermo, la moto sul cavalletto, rimango per alcuni minuti nel silenzio ad ascoltare e provare a percepire eventuali rumori, qualsiasi romore, di qualsiasi presenza, il silenzio mi avvolge.

Il luogo mi affascina ma contemporaneamente mi non voglio dire spaventa, in qualche modo non mi sento a mio agio.

Avevo visto alcune foto e video ricercandola online, ma esserci di persona mi catapulta in un’altra dimensione.

La colonia montana di Monte Maggio, circondata da boschi e situata ad una altitudine che supera gli 800 mslm, è stata realizzata tra il 1933 e il 1934.

Un luogo di villeggiatura per bambini, testimonianza di un periodo storico che mirava a intervenire direttamente nell’educazione dei giovani assumendo grazie anche a caratteristiche costruttive innovative così come a nuovi criteri di tipo igienico e salutistico, valenza propagandistica.

Grande, con una superficie che supera i 4000 mq, con l’organizzazione dei suoi spazi interni, la luminosità ambientale, la razionalità delle sue forme, tutto è improntato allo stile razionalista.

Dicevamo, sono fermo dalla moto a guardarla, ho ascoltato per alcuni minuti, non sento rumori che mi possano indicare presenze di persone o animali, lo sguardo è sempre rivolto a lei.

I suoi disegni, i segni di insegne del passato, il suo stile, i suoi gradini all’ingresso che mi ricordano foto storiche che avevo ricercato, immagini trovate, nelle quali molti bambini in fila proprio qui dove ora sono io, davanti all’ingresso, venivano fotografati nella loro quotidianità – ma intorno a me solo macerie.

Vorrei fare alcuni passi per meglio guardare l’interno ma non me la sento, rimango in prossimità (ricordiamoci i divieti) tanto da provare a immaginare quante persone hanno attraversato l’ingresso, le voci che qui tutto attorno, dal piazzale ai locali interni hanno riecheggiato.

Decido di fare anche un giro sul retro, il bosco è fitto, percorro decine di metri sulla strada, ma desisto dal continuare.

Ma la colonia di Monte Maggio non è l’unica in questa zona.

Riprendo la moto e lungo la strada per il rientro, in direzione centro di Savignone, sulla destra, un cancello aperto, quello che potrebbe sembrare come molti altri nei pressi, di una Villa, attraversato, dopo pochi metri mi fa giungere davanti all’altra colonia, quella denominata, colonia montana di Renesso.

La struttura, costruita nel 1933 nel periodo estivo ospitava le giovani italiane anch’essa con il duplice scopo, quello assistenziale gratuito e propagandistico.

Come per la precedente colonia, passo alcuni minuti in silenzio a cercare di captare eventuali rumori ma tutto tace.

La guardo pensando ai tempi che furono, provando a immaginarmi la presenza dei molti che l’hanno frequentata, a quella quotidianità di un periodo storico torbido.

Anche in questo caso non si entra, solo i pochi gradini prima dell’ingresso e un mosaico mi appare con la sua scritta.

Senza addentrarmi, scorgo stanzoni, la scalinata davanti a me, non fa niente se tutto è devastato, questi muri, queste stanze, queste scale, ti trasmettono sensazioni!